DEAFctory

SANTIAGO HERNÁNDEZ


Un bambino allegro e birichino

Fino all’età di ventidue anni ero completamente integrato nella società degli udenti.

Ricordo che era il 5 dicembre 1989, avevo 22 anni, improvvisamente cominciai a sentire un gran fastidio alle orecchie, dei rumori forti e incessanti. Non riuscivo più neanche a dormire la notte per il fastidio che provavo. mi portarono al pronto soccorso e mi fecero una visita audiologica. Avevo perso completamente l’udito in modo irreversibile.

Sono sordo post-linguale, il che significa che ho perso l’udito dopo aver acquisito un linguaggio elaborato. Mi resi veramente conto di cosa significasse “essere sordo” quando mi presentai al primo colloquio di lavoro e chiesi al mio interlocutore di parlare lentamente perchè ero sordo ma notai sul suo volto un’espressione di sbigottimento, l’intervista fu brevissima e poi non ebbi più notizia. Seguirono molte altre esperienze analoghe .

Ho avuto problemi psicologici. Ero seriamente preoccupato del mio futuro e mi chiedevo quale sarebbe stato il mio destino, e se avessi trovato un lavoro decente, e se ero l’unica persona sorda al mondo. La risposta a quest’ultima domanda arrivò subito quando incontrai un sordo che mi accompagno all’associazione dei Sordi. Dovevo imparare la lingua dei segni. Ho scoperto molti aiuti tecnici che mi potevano rendere la vita più facile: campanello illuminato, fax, televideo per guardare film sottotitolati, sveglia con luce, e altro ancora. Scoprii che esisteva un servizio di interpretariato per quando avevamo bisogno di andare dal medico o per usufruire di servizi importanti. Un ponte di comunicazione per abbattere le barriere che abbiamo sempre affrontato. Appartengo a due mondi: sia a quello degli udenti che a quello dei sordi.

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Scarica Sordo ¡y qué! in formato PDF (277 pagine)

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