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Io resto a casa

Oggi mi prendo una pausa dal resto del mondo e “resto a casa”.

Mi dovevo cimentare in lavoretti di impaginazione e grafica ma anche questi passano in cavalleria, almeno per oggi. Netflix, Sky, Prime video e Disnay+, per oggi perderanno una cliente abituale. La cucina neanche a parlarne. Se avrò voglia di cenare, apro un minestrone in scatola della knor, lo riscaldo al micro-onde e poi a letto. Ho voglia di riposare. Di spegnere ogni interruttore che mi tiene vigile e collaborante con gli altri e con me stessa. Una giornata con la luna storta, tinta di rosso. Ho anche le mie cose.

“Emanuela ti aspettiamo a cena alle ore 19.00. Papà ti deve dare una bella notizia”.

Mamma non mi chiede se ho voglia di andare a casa da loro. Mamma mi ha organizzato questa serata a cena da loro con incluso un discorso di mio padre che farò sicuramente fatica a seguire, considerando il mio malessere fisico e psichico. E se le dicessi che non me la sento? Assolutamente impossibile rifiutare un loro invito.

Qualche anno mi ritrovai in una situazione analoga, sempre con i miei. Invito a casa loro a mangiare qualche ora prima con messaggio di mamma “Sei la benvenuta stasera . Non mancare. Senza te non è la stessa cosa”. Non ci andai perchè avevo qualche decimo di febbre e una gran stanchezza addosso dopo una giornata intera di lavoro davanti al PC.

Si offesero. Fecero i sostenuti per un paio di giorni e non vollero ascoltare le mie ragioni.

Ore 18.45 giunta a casa mamma tutta contenta segnava: “non ci puoi credere”. ” sorpresa! sorpresa! “

” Un viaggio in Australia ? ” Ho chiesto

Mamma – “Sorpresa tua”

Ci sedemmo a tavola e cenammo. Cena frugale per loro. Si capiva benissimo che non stavano più nella pelle. Papà mise sul tavolo una scatola di scarpe: La mia mente andò immediatamente a scrutare tutte le vetrine di negozi di scarpe del centro che conoscevo centimetro per centimetro: da Pollini a Jimmy Choo, da Prada a Roger River, da Manolo Blahnik a Moschino.

Non dissero una sola parola, aspettavano che aprissi e una mia espressione estasiata per le Lidl Fan Collection

Un cioccolato caldo

-1 °C crea l’atmosfera giusta che preannuncia la neve, dicembre e le sue festività. La città sarà illuminata da un cielo stellato che funziona ad intermittenza. “L’Amministrazione Comunale non bada a spese illuminando il cielo cittadino con oltre 150mila punti luce, mentre c’è chi fa fatica a sbarcare il lunario” è il titolo molto critico della prima pagina della nostra testata giornalistica locale .

E’ bella l’atmosfera natalizia quando le luminarie rendono il passeggio più piacevole, invogliano la gente a fare acquisti di natale, a pensare ai regali e ad essere più buoni. In altri tempi, quelli passati e speriamo anche quelli futuri, il natale da senso di aggregazione, baci e abbracci, una famiglia anche a chi non ce l’ha.

Facendo 4 passi in centro città, una desolazione unica. C’è qualcuno che porta a spasso il cane, qualcun altro si avvia frettolosamente verso casa. Una donna con la mascherina abbassata, di fronte, poco distante da me, si sta facendo 2 tiri di sigaretta. Non nascondo me mi impressiona vedere persone a viso scoperto e mi fa paura la possibilità di essere contagiata. Mi allontano più che posso dalla traiettoria della donna.

Rifletto su come sono diverse le cose oggi e che una serata fredda senza consumare un cioccolato caldo seduta al bar non crea la stessa atmosfera natalizia. Rivoglio il mio passato.

21º Congresso Internazionale sull’Istruzione dei Sordi (ICED)

Nel 2010, dopo 130 anni dal Congresso di Milano,  durante il  21º Congresso Internazionale sull’Istruzione dei Sordi (ICED)  tenutosi a Vancouver in Canada , venne dichiarato pubblicamente che la risoluzione del  suddetto Congresso  fu la causa negli anni, di gravissime conseguenze alle persone sorde in ambito sociale, lavorativo e scolastico, acclarando il  “mea culpa” per rigettare definitivamente e completamente il metodo oralista. Il tema delI’ICED 2010, evidenziò l’importanza di lavorare insieme.  Il presidente del Congresso Claire Anderson disse: “E’ con la collaborazione rispettosa di educatori, genitori, studenti e delle comunità di Sordi e Sordastri che otterremo il massimo delle opportunità per soddisfare le necessità educative dei nostri studenti.”  Il Congresso di Vancouver ha dato la Possibilità di rimpossessarsi della  Lingua dei Segni, considerando che la disabilità sensoriale uditiva, più di ogni altra disabilità sensoriale, pregiudica spesso non solo la vita di relazione e la comunicazione, ma anche  autonomia provocando l’isolamento dell’individuo in un mondo tutto suo.

* Giulio Tarra (foto) fu il primo rettore dell’allora Pio Istituto per Sordomuti poveri di campagna, oggi  Pio Istituto dei Sordi, fondato nel 1854 e che resse per trentaquattro anni fino alla morte.

http://www.storiadeisordi.it/2012/10/23/il-congresso-di-milano-del-1880/

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